Acqua clima inquinamento

Il Papa in occasione della giornata mondiale del creato rivolge il messaggio:

“ serve responsabilità verso il clima, acqua potabile diritto essenziale. Sento il bisogno di rendere grazie a Dio per ‘sorella acqua’, semplice e utile come nient’altro per la vita sul pianeta. Proprio per questo, prendersi cura delle fonti e dei bacini idrici è un imperativo urgente” dice il Papa.

A fronte di questo comunicato del Papa solo una ragazza, chiamata Greta, di appena quindici anni insorge davanti al parlamento svedese invocando iniziative a favore del clima. Si spera che papa Francesco incontri questa ragazzina in modo da sostenere e diffondere ogni iniziativa che possa sensibilizzare l’attenzione dei politici verso il clima.

I cittadini italiani nel 2011 anche in Toscana si espressero a favore perché l’acqua rimanesse pubblica. I politici invece hanno affidato a delle s.p.a. la gestione degli acquedotti a soci pubblici per il 60% ed ad un unico socio privato per il 40% come forniture delle competenze.

Dalla Toscana si riporta: ” …omissis Nello stesso tempo i gestori del servizio idrico in Toscana hanno registrato una maggiore redditività e un maggiore incremento del patrimonio netto rispetto alla media nazionale, consolidando così la propria struttura finanziaria». La Toscana (area metropolitana fiorentina, pratese e pistoiese) va verso la gestione (interamente) pubblica dell’acqua. Si spera che anche nell’ambito dell’acquedotto del Fiora spa possa essere spossessato il socio privato Ombrone spa la cui funzione di competenza si può dire esaurita con la creazione della “carta del servizio integrato”.

Proprio nel pomeriggio di ieri su tv 3 della Rai è stato riprodotto il report: “indovina chi viene a cena” con due interessanti inchieste una riguardante un possibile inquinamento della falda con i metalli contenuti nei fanghi provenienti dai depuratori ed utilizzati come concimi in agricoltura; l’altra di come l’acqua di un lago è utilizzata per la produzione di rose destinate al mercato olandese. Interessante è il racconto di un imprenditore indiano su come realizza la quantità d’invasi occorrenti per raccogliere l’acqua piovana al fine di irrigare giornalmente un metro quadrato del territorio piantato a rose. La costruzione di bacini di raccolta per le acque potrebbe essere la soluzione per rendere produttiva gran parte dei territori africani per un’agricoltura di sostentamento di popolazioni che fuggono dalla fame, migrando.

Una possibile soluzione per l’irrigazione in Africa, abbinata al sempre più spesso ricordato piano Marshall per l’Afica, è quello di affidare alle ONG la costruzione di pozzi, invasi e acquedotti.

 

 

le ONG possono aiutare gli africani ad irrigare i loro terreni?

Sig. Direttore Alberto Faustini e radio ascoltatori di prima pagina salve. Stiamo con un amico del Togo nel suo terreno di intraprendere delle coltivazioni possibilmente a livello imprenditoriale. Il problema da risolvere è l’irrigazione. La falda freatica si trova a 50 ml di profondità, estraibile con pompa alimentata da pannelli fotovoltaici però con acqua appena sufficiente per irrigare un orto familiare. Viceversa vi è vicino un fiume dal quale trarre un quantitativo di acqua sufficiente ad intraprendere attività agricola non solo familiare ma coltivare e raccogliere prodotti per la vendita. Ora questa situazione si potrebbe riscontrare in tutti gli stati africani. Da parte del presidente del parlamento europeo Tajani si sente parlare di un piano Marshall per l’Africa con l’intervento di imprenditori europei. Ricordo il piano Marshall americano del dopo guerra con fornitura di prodotti di consumo distribuiti agli italiani dagli americani dopo la liberazione: Scarpe scadenti e vestiario extra large. Nutro seri dubbi che possono essere forniti beni strumentali come pompe trivelle, pannelli fotovoltaici, in pratica tutto il necessario per l’irrigazione dei terreni perché tramite accordi politici con i governi locali ogni provvedimento politico in Africa è a forte rischio corruzione. Non vorrei la ripetizione delle situazioni coloniali, che assieme alle multinazionali hanno causato solo sfruttamento da parte gli imprenditori europei, perché il fine di fare attività imprenditoriale è produrre reddito.

Così ho pensato che questo aiuto possa essere svolto dalle ONG, a cominciare da quelle che svolgevano i salvataggi dei naufraghi in mare, con sostegno allo sviluppo dell’attività agricola, realizzando ove possibile sistemi di irrigazione per terreni familiari “orticelli” o territori più estesi al fine di porre le basi per la nascita di imprenditori africani che a loro volta possano offrire lavoro ai propri connazionali. Come fare per far si che queste ONG che si dedicano alla soluzione degli emigranti in Africa? Con l’irrigazione dei terreni possano in breve tempo iniziare a risolvere il problema di alimentare con attività agricola  i popoli che scappano per mancanza di cibo. Come fare perché questo messaggio raggiunga le ONG e spostino la loro attività di salvataggio dal mare sui terreni africani e e continuare ad aiutare questi potenziali emigranti in tutta sicurezza sui loro territori? In pratica si tratterebbe di assicurare la sicurezza alimentare ed il sostegno allo sviluppo agricolo. Penso che lei direttore possa sintetizzare ed indirizzare questo mio appello. Grazie e buon lavoro Antonello Cini da Monteroni d’Arbia (SI)